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A Montevarchi nasce “Casa Lidia”. Accoglierà le persone in difficoltà senza un tetto e una famiglia

Papa Francesco nel febbraio del 2022 li esortò a proseguire il cammino accanto agli ultimi. Un percorso iniziato quasi trenta anni fa nella Casa Famiglia Caritas di Montevarchi, realtà che unisce le generazioni, non lascia indietro nessuno e
che ora raddoppia. Nel solco dell’invito del Pontefice rivolto alla delegazione della parrocchia di Santa Maria al Giglio durante l’incontro in Vaticano è nato il progetto di co-housing solidale «Casa Lidia», una struttura dedicata al «dopo di noi» per la seconda accoglienza alle persone in difficoltà senza un tetto e una famiglia. «La naturale prosecuzione dell’opera svolta fin qui», spiega don Mauro Frasi. «Da anni aiutiamo i poveri. Si fermano il tempo necessario per curare le ferite subite dalla vita, rimettersi in sesto e riprendere la marcia. Ma per alcuni è un’impresa ardua non potendo contare su una rete familiare. E così abbiamo immaginato una nuova opportunità che si è concretizzata con un lavoro portato avanti negli ultimi 6 mesi grazie alla provvidenza e ad una serie di circostanze positive».

 

 

La prima è stata trovare le risorse arrivate sotto forma di una piccola eredità: «La donazione di una madre senza figli che ha pensato ai figli degli altri – riprende il sacerdote – mentre un giudice tutelare lungimirante ha accolto la proposta di un’esperienza di coabitazione in grado di dare risposte a 6 o 7 sessantenni, prossimi alla pensione, ma privi di un’occupazione stabile e aiuti parentali». Serviva però un edificio che rispondesse ai requisiti necessari, ovvero permettere ai futuri ospiti di rimanere in un contesto Caritas e vicini alla tappa iniziale del loro percorso di ripartenza. E qui entra in campo per l’appunto l’aspetto provvidenziale, anzi ecumenico, perché l’immobile reperito, in via Ammiraglio Burzagli al civico 104, apparteneva a due fratelli e una sorella montevarchini da tempo residenti in Inghilterra, ma da sempre devoti alla Madonna del Giglio. E uno dei tre ha sposato una donna prete della Chiesa anglicana. «Appena hanno appreso la notizia della possibilità di rendere disponibile la casa materna per una forma innovativa di solidarietà sociale si sono sentiti incoraggiati a mettere in vendita l’edificio poi acquisito dalla parrocchia anche con il contributo della Caritas». I lavori di ristrutturazione hanno restituito alla palazzina, edificata nel 1940, un volto accogliente e piacevole e tutto è pronto per assicurare un ambiente idoneo alla vita insieme in una famiglia molto allargata. «In una stagione che vede l’aumento delle nuove povertà, tra disoccupati, malati gravi, carcerati senza sostegno, questa idea rappresenta uno stimolo per la città – conclude don Mauro – ad avere maggiore attenzione alle persone rimaste sole sperimentando forme diverse di welfare». Taglio del nastro lunedì 3 giugno alle 18.30 alla presenza, tra gli altri, del vescovo di Fiesole Stefano Manetti e del direttore della Caritas fiesolana don Paolo Tarchi.

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