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Chi si rivede: Flavio Paulin, la storica voce dei Cugini di Campagna!

“Eravamo giovani, tutti bravi ragazzi, pieni di speranze e cantavamo l’amore…” Questo mi dice Flavio Paulin, lo “storico” biondo cantante dei Cugini di Campagna nel loro periodo di massimo successo, la voce inimitabile e forse unica del gruppo…

Flavio, lasciasti i Cugini nel 1977 quando eravate davvero sulla cresta dell’onda dopo brani come “Preghiera”, “Un’altra donna”, “Innamorata”, “Conchiglia Bianca” e ovviamente “Anima mia”…Cosa successe?

“Nessuna ragione particolare, o meglio un insieme di ragioni. La più importante è che avvertii forte una sensazione: quella di aver dato oramai tutto in quel contesto professionale. Insieme alla voglia di esplorare un mondo nuovo per molti aspetti. Nel 1979 feci infatti un disco innovativo che coniugava la melodia alle sonorità elettroniche europee, in Italia fu il primo di quel genere…”

Flavio non è che il successo, quello grande che tu hai toccato per mano, alla fine può generare un senso di ansia…In fondo sei catapultato improvvisamente in un altra dimensione

“Io penso di averlo gestito bene o comunque senza causare grandi danni per me e gli altri. Negli anni 70 è altresì vero che facevamo 150 serate ogni anno, qualcosa che ti cambiava la vita. Ricordo che all’inizio vivevo in uno stato di esaltazione pura. A Napoli, dopo una esibizione al rione Sanità, era impossibile rientrare in albergo per l’entusiasmo della gente. Fu quella la prima volta che percepii davvero cosa volesse dire essere famosi e conosciuti. Poi ovviamente, con il tempo, c’è il rovescio della medaglia: il mio modo di cantare suscitava interesse ma anche una buona dose di ambiguità nell’Italia anni 70. Ero il biondo dei Cugini e lo ero in ogni ora del giorno e quindi dentro un ruolo che dovevi sostenere sempre e comunque…”

Eh già…il tuo famoso falsetto che per certi versi anticipò quello dei fratelli Gibb. Scelta mirata oppure vocazione canora autentica?

“L’ultima cosa che hai detto. Quando andavo al pianoforte mi veniva spontaneo cantare con quel timbro e quella tonalità. Nel 1973 il cantante era ancora Ivano (Michetti, storico componente del gruppo) ma, quando abbiamo scritto insieme “Anima mia”, si è deciso che fossi io a interpretarla in quella particolare maniera.”

Avete avuto un successo straordinario di pubblico, meno da parte della critica forse…

“Cantavamo come ti ho detto l’amore, a volte in maniera divertente ed originale. Questo faceva storcere la bocca ad alcuni ma, in quegli anni, esistevano in Italia due binari musicali paralleli: le canzoni dei cantautori “impegnati” ed il pop fatto da noi e da tanti altri. Ma i nostri brani erano bellissimi, melodie neanche poi così male musicalmente. E poi come ci vestivamo, in modo innovativo e originale. Ti dico…spesso mi capita dopo tanti anni di riascoltarmi, magari sono alla guida della macchina e mi dico “ma guarda come cantavo bene…”

Una delle vostre canzoni più popolari “Preghiera” parla della tragica fine di una ragazza e del dolore che provoca in chi resta...

“Non ci fu un episodio scatenante ne un riferimento autobiografico. Ma il caso volle che, mentre usciva il disco, accadde qualcosa di ugualmente tragico in Sardegna…”

Flavio, cosa pensi di Sanremo, mancano oramai pochi giorni al Festival.

“Non esprime per me il meglio della canzone e della musica di casa nostra e parlo anche per i tanti bravi autori che meriterebbero spazio. La mia sensazione è che lo spettacolo televisivo finisca oramai per prevaricare la qualità e il resto.”

Flavio Paulin oggi...

“Ho aperto da tempo un’etichetta discografica. Ho ovviamente seguito l’album di esordio di mio figlio Patrick Paulin “Memorie dal futuro”, a cui sta per dare seguito il secondo. Sperimentiamo, e finora con successo, una linea nuova, coniugando la musica elettronica con l’inserimento di testi presi dalla letteratura. Riannodo il filo con quella che è stata la mia cultura ed aspirazione musicale, io nato a Trieste porta dell’Europa, cresciuto a Roma e con origini napoletane da parte di mamma e dunque pure amante della melodia…”

Grazie mille Flavio

“Grazie a te Leonardo: dimenticavo di dirti che con i “Cugini” siamo venuti più volte nel tuo Valdarno e, in particolare, ricordo alcune belle serate passate in una discoteca a Figline. Parlo ovviamente di quei favolosi anni 70…Un abbraccio a tutti!”

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