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Non è più tempo di aspettare…

Ma è davvero possibile che tutte le ragazze o donne che decidono di rompere in maniera unilaterale una relazione senza l’accettazione dell’altro debbano considerarsi a rischio di violenza?
Pensavamo, fra le tante cose, che fosse svanito oramai il modello dell’uomo legato a generazioni meno giovani, cioè quello patriarcale e sostanzialmente padrone della famiglia e della donna stessa. Ed invece, permane in maniera forte l’idea del maschio che incentra la relazione affettiva sul rapporto semi padronale del possesso. Ed è un fenomeno aberrante che purtroppo va a toccare anche i più giovani, se si pensa che il 50 per cento dei reati di stalking, maltrattamenti e violenze sono stati compiuti in Italia da giovani fra i 18 ed i 35 anni.

Da anni scrivo di queste cose chiedendomi se sia possibile andare avanti così con una contabilità di vittime da rabbrividire. La legislazione ha fatto certo passi in avanti ma non basta: occorre una condanna sociale quotidiana che parta dalla famiglia, dalla scuola e dalla società. Non aiutano le tante battute sessiste che ancora ascoltiamo spesso in bocca a persone “importanti” e nè tantomeno costituire modelli standard e definiti nella sfera affettiva, che deve essere uno spazio aperto dove ognuno trova la propria stabilità e la felicità.

Vivere l’amore senza tabu, accettare di essere in discussione sempre, senza avere la presunzione di normare la sfera affettiva: questo sarebbe il grande e forse unico passo in avanti verso una società responsabile e seria.

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