Cerca
Close this search box.

Sabato a Terranuova saranno restituiti alla comunità due beni sottratti alla mafia

Riproduci video

Una villetta in località Ville e un capannone in via Poggilupi. Sono i due beni sottratti alla criminalità organizzata che sabato prossimo, con un evento pubblico, l’amministrazione comunale di Terranuova restituirà alla comunità e al territorio. Sono stati assegnati al Comune dall’Agenzia Nazionale dei beni confiscati. L’iniziativa – in collaborazione con Libera Valdarno – si svolgerà in due momenti distinti, a partire dalle ore 11. “Si tratta di una iniziativa di particolare importanza per la nostra comunità – ha detto il sindaco, Sergio Chienni (intervista in alto) – Grazie al contributo economico della Regione Toscana e all’impiego di risorse proprie, abbiamo potuto riqualificare totalmente i due immobili, una villetta nella frazione Ville che sosterrà il co-housing solidale ed un capannone che ospiterà l’archivio e la rimessa dei mezzi comunali. Un passo tanto atteso che finalmente si concretizza, lanciando un segnale di legalità e di lotta alla cultura mafiosa anche dal nostro territorio. Ancora una volta rivolgo un sincero ringraziamento alla Regione Toscana per aver finanziato il recupero degli immobili e all’associazione Libera per esserci stata sempre accanto in modo puntuale e costruttivo”.

E’ stato deciso di dedicare la villetta ad Angela Fiume, Fabrizio Nencioni e alle loro bambine, Nadia e Caterina per commemorare una famiglia che ha pagato con la vita l’ondata stragista del ’93 ai Georgofili. “Intitolare alla loro memoria un immobile confiscato significa rispondere al dovere morale di preservare il loro ricordo – ha aggiunto Chienni – Abbiamo invece deciso di intitolare l’immobile di via Poggilupi ad un giovane amministratore a fronte dell’uso pubblico che avrà la struttura. Ci sembrava doveroso ricordare il sacrificio di Giuseppe Valarioti che seppur giovanissimo ha lottato in nome degli ideali di libertà e giustizia, pagando con la vita la sua battaglia alla cultura mafiosa” ha concluso il primo cittadino.

“Un giorno importante per Terranuova e per l’intero Valdarno – ha detto Pierluigi Ermini, referente di Libera Valdarno (intervista in alto) – Questi sono i primi due beni che sono stati confiscati nel nostro territorio, una confisca che risale agli anni ’90 alla famiglia Priolo. Con questo passaggio si chiude un iter molto lungo nel recupero degli immobili ma grazie allo sforzo del Comune di Terranuova e alla Regione Toscana che ha finanziato i lavori i beni tornano a disposizione della collettività. Questo momento dovrebbe offrirci anche l’occasione per una presa di coscienza collettiva, per riflettere sul fatto che con le mafie non ci dobbiamo convivere ma le dobbiamo sconfiggere, impedendogli di entrare nei nostri territori”. I finanziamenti della Regione Toscana rientrano nell’ambito della manifestazione di interesse relativa ai “Contributi agli enti locali per il recupero e la ristrutturazione di beni immobili confiscati alla criminalità organizzata” e il successivo ottenimento dei finanziamenti.

Lo spazio “Valarioti” avrà un uso polivalente utile per la rimessa dei mezzi comunali, per il deposito di strumentazione e per accogliere l’archivio degli uffici tecnici del Comune. L’importo del finanziamento della Regione Toscana è stato di 450 mila euro. Il fabbricato fa parte di un agglomerato di capannoni edificati negli anni ’60, ed è costituito in parte da struttura in cemento armato e in parte da struttura portante in acciaio. Il progetto di manutenzione straordinaria è funzionale e necessario per la futura fruizione dello stesso e prevede la suddivisione degli spazi interni al piano terra del capannone configurandolo in quattro zone principali. Le aree saranno così organizzate: un’autorimessa di 295 mq, due locali per l’archiviazione di pratiche rispettivamente di 170 mq e di 54 mq; un locale per il deposito e lo stoccaggio di attrezzature di 30 mq e alcuni servizi di completamento. Gli interventi prevedono anche la sistemazione degli spazi esterni in modo da renderli fruibili ai mezzi ed agli operatori che dovranno accedere all’area; sarà inoltre data una diversa configurazione ad alcune aperture dell’edificio così che tutte le sue parti al piano terra siano accessibili in modo indipendente dall’esterno.

La villetta Nencioni sarà invece un alloggio per sostenere il co-housing solidale. Si tratta di un terra tetto capo schiera libero su tre lati, circondato da resede e con garage. Sviluppato su 4 livelli: seminterrato, piano terreno rialzato, piano primo e sottotetto. L’importo finanziato dalla Regione Toscana è stato di 260 mila euro. Si è proceduto con un intervento completo di ristrutturazione, volto a rinforzare puntualmente la struttura, ripavimentare interamente gli interni e gli esterni, rifare tutti gli impianti secondo la norma attuale e a sostituire tutti gli infissi. Sono stati totalmente revisionati i servizi igienici, di cui uno al piano terra reso accessibile ai portatori di handicap.

Ma chi sono le persone a cui sono state intitolate le due strutture? Giuseppe Valarioti nasce a Rosarno il 1° marzo del 1950 da una famiglia di contadini, grandi lavoratori, una famiglia di origini umili e dai valori saldi. Si iscrive prima al Liceo Classico “N. Pinzi” di Palmi, e poi alla facoltà di Lettere Classiche dell’Università degli Studi di Messina, dove si laureerà nel 1974 con il massimo dei voti, riuscendo all’età di soli 24 anni a diventare docente. Professore di Storia e Filosofia al Liceo Scientifico R. Piria di Rosarno (RC), ha dedicato tutta la sua attività politica alla tutela dei diritti di operai, studenti e braccianti agricoli, oltre che allo sviluppo sociale-culturale-economico della Piana di Gioia Tauro e della Calabria. La sua lotta costante alla ‘ndrangheta gli è costata la vita.
Fu assassinato in un agguato mafioso di matrice tutt’ora oscura l’11 giugno 1980, al termine di una cena tenuta insieme ai compagni di partito per festeggiare la vittoria elettorale alla fine di una campagna elettorale in cui aveva dimostrato enorme coraggio, resistendo alle minacce continue e facendo, senza paura, anche i nomi delle ’ndrine locali.

I Nencioni furono invece vittime della terribile strage di via dei Georgofili di Firenze. Il 27 maggio 1993, pochi minuti dopo l’una del mattino, a Firenze, in via dei Georgofili, si verificò una terribile esplosione, che sconvolse il centro storico della città. L’esplosione distrusse la Torre dei Pulci, sede dell’Accademia dei Georgofili. Morirono la custode dell’Accademia, Angela Fiume e i componenti della sua famiglia: il marito Fabrizio Nencioni e le figlie Nadia di nove anni e Caterina di due mesi. Si incendiò inoltre un edificio di via dei Georgofili e tra le fiamme morì Dario Capolicchio, studente. Altre trentotto persone rimasero ferite.

Articoli correlati