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Regalato a Fabrizio Bernini un “Guzzino” del 1948, come quello da cui si è ispirato nel libro. La sorpresa ieri alle Stanze Ulivieri

E’ stata una bellissima sorpresa che ha chiuso la presentazione del libro. Un “Guzzino” d’epoca, del 1948, rimesso a posto e immatricolato, che uno storico direttore commerciale del gruppo Zucchetti Centro Sistemi, Paolo Burali, ha regalato ieri sera a Fabrizio Bernini, in occasione della presentazione del volume “Qualsiasi cosa accada, un imprenditore visionario. La storia della sua famiglia, il potere di una promessa”, edito da Aska e scritto da Filippo Boni. L’iniziativa si è svolta al circolo delle Stanze Ulivieri di Montevarchi, completamente gremito, e non sono mancati  momenti di commozione. Come quando, al termine della presentazione, Burali, un grande protagonista dello sviluppo commerciale dei robot tosaerba “Ambrogio”, è entrato in sala con la moto Guzzi rossa. Come quella che ha ispirato Bernini per il racconto della sua vita.

Per la genesi di questa pubblicazione bisogna infatti risalire ad una domenica pomeriggio di giugno quando l’imprenditore valdarnese, camminando per le strade di Arezzo durante la fiera antiquaria, vide in una bancarella un motorino rosso degli anni 60 e rimase folgorato. Era infatti lo stesso modello di ciclomotore sul quale viaggiava da ragazzo, per le strade della Val d’Ambra, dopo un’infanzia difficile con i suoi genitori nella casa di La Torre, nel comune di Bucine. La vista di quel motorino lo ha proiettato indietro nel tempo spingendolo a compiere un viaggio introspettivo dentro se stesso, alla ricerca del senso più autentico dell’esistenza. Così, a bordo di quel vecchio Guzzino, è partito alla ricerca dei luoghi della vita dei suoi genitori, facendo emergere e ricordando i loro dolori, patiti fin da piccolo. Ada, la mamma, venne abbandonata all’Istituto degli Innocenti di Firenze. Adottata da contadini del borgo valdambrino di Solata prima e da un mezzadro eremita di Rapale poi, visse un’esistenza piena di ostacoli e di solitudine. Il padre, Alvaro, dopo il matrimonio, a causa di una tragedia familiare, cadde nel tunnel dell’alcool e finì per trascinare nell’incubo tutta la famiglia, anche il piccolo Fabrizio, che crebbe tra difficoltà e sofferenze.

Una storia struggente, raccontata nel libro “Qualsiasi cosa accada, un imprenditore visionario. La storia della sua famiglia, il potere di una promessa”, uscito lo scorso mese di dicembre. Dopo il lancio al teatro Garibaldi di Figline, ieri pomeriggio la prima presentazione in Valdarno Aretino, a Montevarchi, alle Stanze Ulivieri. “Abbiamo vissuto momenti di grande emozione e di profonda umanità – hanno detto i vertici del circolo – Il messaggio che esce dalla penna di un ottimo Filippo Boni, ispirato alle vicende di vita vissuta dell’ amico Fabrizio, è stato forte e pervasivo. Un pubblico attento ed emozionato ha seguito l’evento”. Era presente anche il sindaco Silvia Chiassai Martini. “Un successo di pubblico ma soprattutto due ore di emozioni forti, vere e intime, di un pioniere – ha spiegato –  Un genio che da lavoro a centinaia di famiglie nel nostro Valdarno, orgoglio nazionale ma soprattutto un grande uomo”.

La galleria di immagini a cura di Roberto Ceccherini

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