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“Sostenibilità ed ambizioni”, impossibile scindere le due cose

Il calcio si divide, come molte altre cose della vita in due opzioni: chi lo sa fare bene e chi lo fa…meno bene. A Montevarchi e a San Giovanni le due società calcistiche sono attualmente rette da dirigenti locali, eppure, complici i risultati negativi, non mancano ogni giorno momenti di tensione e di frizione con le rispettive tifoserie. Sembra cadere l’idea certamente “un po’manichea” che soltanto con la gente del posto si possa riuscire a fare le cose al meglio garantendo sostenibilità e risultati sul campo. Nulla però vieta ad un non montevarchino e a un non sangiovannese di fare le cose perbene, la storia delle società è piena di casi positivi e anche meno positivi in uno o nell’altro modo.

Più si sale, più le società calcistiche di oggi sono in mano a proprietà straniere o a persone raramente espressioni della realtà cittadina dove operano. In serie A i club ancora “italiani” sono in mano a Cairo (Torino), alessandrino con un passato da tifoso del Milan, a Lotito (Lazio) romano ma dal tifo calcistico sempre poco chiaro, Setti (Verona) che non è scaligero di nascita e potrei continuare. E se si scende più in basso, a livello toscano per esempio, la percentuale fra foresti ed indigeni dalla B alla serie D si attesta sul cinquanta per cento.

Poi è ovvio che, a parità di condizioni, sia preferibile il Farolfi o il Casprini di turno che però avevano dalla loro forza economica e progetto sportivo a “vincere”. Ma, in mancanza soprattutto di quest’ultimo, che al di là delle frasi di circostanza ha ancora un suo valore, bisogna necessariamente chiarirsi: o si tengono queste società fatte da dirigenti onesti e bravi senza chiedere magari a Merli o a Neri di stampare ogni giorno gli euro da…casa propria, o si allarga l’orizzonte anche a nuove proprietà non indigene assumendosi ovviamente qualche rischio in più sotto il profilo gestionale, magari rilanciando le ambizioni sportive.

Il Valdarno allo stato attuale non esprime una classe imprenditoriale disposta a sostenere più di tanto il calcio locale. Essere padroni in casa propria ha poi molti vantaggi ma anche qualche svantaggio, come un rapporto coi tifosi diretto ma non sempre necessariamente più positivo. Gli sportivi riflettano bene su questo e, a loro volta, ne traggano le conclusioni.

PS: un tempo le vicende delle due squadre interessavano una larga fetta della popolazione cittadina e lo stadio era sempre affollato. Adesso non è più così e questo cambiamento inevitabilmente incide anche nelle strategie dirigenziali dei nostri tempi. Bisogna riconoscerlo.

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