Due iniziative per parlare di accoglienza concreta, ascoltare le testimonianze di chi ha lasciato la propria terra e riportare al centro le storie e la dignità delle persone, in particolare dei minori migranti e rifugiati. È la proposta della Fondazione Giovanni Paolo II in occasione della 112ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che sarà celebrata domenica 27 settembre e avrà come tema “Anche uno solo di questi bambini”. La Fondazione raccoglie e rilancia l’appello di Papa Leone, che richiama la coscienza di ciascuno e l’impegno concreto della comunità ecclesiale nei confronti dei minori migranti e rifugiati. «Nel suo messaggio – ricorda il presidente della Fondazione Giovanni Paolo II, Damiano Bettoni – il Santo Padre invita ad aprire gli occhi e il cuore alle storie, alle paure e alle speranze di ogni bambino. Ogni minore non è un numero o una statistica: deve essere riconosciuto anzitutto nella propria dignità e nei suoi diritti fondamentali alla vita, all’educazione e a un’esistenza che gli permetta di crescere pienamente sul piano fisico, morale, spirituale e sociale». Migranti e rifugiati, viene inoltre sottolineato, non sono soltanto destinatari di aiuto, ma «protagonisti a pieno titolo della vita ecclesiale, attraverso percorsi di integrazione, formazione e crescita umana e spirituale». Un richiamo che invita la Chiesa a trasformare l’accoglienza da principio astratto a pratica quotidiana e stabile, coinvolgendo l’intera comunità cristiana. È anche la visione della Fondazione Giovanni Paolo II, impegnata in progetti di cooperazione internazionale che coinvolgono anche minori e da dieci anni attiva nell’accoglienza in Italia di famiglie di richiedenti asilo.
In questi giorni la Fondazione propone quindi due appuntamenti pubblici nei quali saranno le voci dell’accoglienza a raccontare storie, quotidianità, vita e prospettive di chi ha lasciato la propria terra segnata dalla guerra per intraprendere un nuovo cammino. Il primo appuntamento è in programma domani, sabato 26 settembre, nella chiesa di Sant’Agata in Arfoli, a Reggello. Qui si terrà l’incontro “Con gli occhi dei testimoni”, che vedrà protagoniste le tre famiglie di Gaza accolte da un anno nella canonica. Saranno proprio loro a raccontare la propria vita prima e dopo l’arrivo in Italia, avvenuto grazie ai corridoi sanitari, portando direttamente la propria testimonianza e raccontando il percorso affrontato per costruire una nuova quotidianità lontano dalla propria terra. Con loro sarà presente padre Ibrahim Faltas, membro del Consiglio di amministrazione della Fondazione Giovanni Paolo II, legale rappresentante dell’organizzazione in Terra Santa e direttore delle Scuole della Custodia di Terra Santa. Padre Faltas parlerà dell’attuale situazione in quelle terre, ma anche della condizione in Libano e Giordania. A condurre il confronto sarà Riccardo Bigi, redattore di Toscana Oggi. Porteranno i saluti il sindaco di Reggello Piero Giunti e don Roberto Brandi, parroco dell’unità parrocchiale di Reggello e Cascia.

Il secondo appuntamento si terrà sempre a Reggello, in occasione della proiezione del film “Naza”, in programma il 29 e 30 settembre al Teatro Excelsior. Grazie alla collaborazione della direttrice Simona Gonnelli, la Fondazione Giovanni Paolo II presenterà le proprie attività e l’esperienza di accoglienza sviluppata sul territorio. Interverranno Christine Hazboun, operatrice della Fondazione e originaria di Betlemme, e i volontari della comunità reggellese che quotidianamente accompagnano i percorsi delle famiglie accolte. Il film offrirà uno spunto di riflessione sulla condizione delle persone coinvolte nei conflitti e sul rischio che le loro vite vengano ridotte a una variabile statistica. Una riflessione che parte dal turbamento umano di fronte alla sofferenza e alla distruzione provocate dalle guerre e alla morte di persone innocenti. «La storia insegna quanto il male possa trasformarsi in una consuetudine accettata e quanto sia pericoloso pensare che gli autori delle ingiustizie appartengano sempre a un’umanità diversa dalla nostra – sottolinea Bettoni -. Un’opera come “Naza” invita a un esercizio più impegnativo: continuare a interrogarsi, mantenere uno sguardo critico e misurare con attenzione le proprie azioni e le proprie parole». Per la Fondazione Giovanni Paolo II, la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato rappresenta quindi un’occasione per rinnovare l’impegno a favore delle persone più vulnerabili e per ricordare che dietro ogni numero ci sono un volto, una storia e una famiglia. Un messaggio che trova sintesi nel tema scelto per la Giornata: “Anche uno solo di questi bambini”. Anche un solo bambino che soffre, che fugge dalla guerra o che cerca protezione interpella la responsabilità di tutti e chiede di essere accolto, ascoltato e accompagnato con dignità e speranza.
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