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Il 7 gennaio sarà inaugurata a San Giovanni una mostra sugli orrori della Shoah curata da Marco Fidolini

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Sarà inaugurata domenica 7 gennaio in Casa Masaccio a San Giovanni una bella mostra che raccoglie opere composte tra il 2006 e il 2008. Rappresentano un viaggio dentro l’orrore di una delle più grandi tragedie della storia. I disegni in grafite e le acqueforti ripropongono, senza nessun filtro e nessun compromesso estetizzante, le immagini reali della Shoah e della ferocia nazista, mentre La scatola di Dachau (polittico a scomparti mobili) fa precipitare lo sguardo dentro una paurosa spirale di suggestioni, fino a farlo incrociare con gli occhi terrorizzati e terrorizzanti dei prigionieri del campo di Dachau. L’esposizione, dal titolo “Passato e presente: la scatola di Dachau et cetera”, è a cura di Marco Fidolini, artista sangiovannese di fama internazionale. Rientra negli eventi organizzati in occasione del “Giorno della Memoria”,

“Nell’arte di Marco Fidolini – le parole del sindaco Valentina Vadi – i corpi si fanno memoria e la memoria si fa corpo, interrogando tutti e in primo luogo le giovani generazioni non solo su quanto è successo all’interno dei campi di concentramento nazifascisti e sull’assoluta necessità che tutto questo non si ripeta, ma soprattutto sulle tragedie del nostro tempo dove violazioni dei diritti umani, guerre, odi etnici, finanche genocidi, sono il sintomo più evidente di un’amnesia che appare sempre più dilagante e tragicamente pericolosa dove torna a farsi spazio anche l’aberrante concetto di razza. Visitare la mostra La scatola di Dachau – et cetera diventa perciò un necessario atto di resistenza, una presa di posizione verso un mondo e una società che sembra stia perdendo i giusti punti di riferimento, che sta tornando a praticare dinamiche e a prospettare scenari che non si pensavano più possibili. Se la memoria è lo strumento che tutti abbiamo a disposizione per non ripetere gli errori fatti, l’arte è la voce fuori dal coro, è il mezzo più alto e più potente per arrivare all’animo umano e metterlo in guardia dai pericoli presenti e futuri, gridando, se necessario, il proprio sdegno”.

“Quest’anno – aggiunge l’assessore alla cultura Fabio Franchi – abbiamo voluto usare proprio il ‘medium’ dell’arte contemporanea – per la quale la nostra città ha una spiccata vocazione, di lungo corso – per sviluppare una riflessione sul ‘Giorno della Memoria’, rivolta ovviamente al pubblico più ampio, ma in particolare alle studentesse e agli studenti delle scuole del nostro territorio. Marco Fidolini è artista di fama, alcune sue opere fanno parte della collezione di Casa Masaccio: questa esposizione rappresenta quindi un modo per riflettere su un tema di grande e dolorosa attualità, attraverso la sensibilità e il linguaggio di un artista che è patrimonio anche della nostra città. Non solo: le opere esposte sono state realizzate da Marco Fidolini tra il 2006 e il 2008, e, nonostante la distanza di quindici anni dalla loro realizzazione, mantengono inalterate – se non addirittura accresciute – la loro forza, la loro intensità espressiva, il loro intento di denuncia. Di più: in un mondo, quale quello degli ultimi mesi, come non mai lacerato da conflitti bellici, da odi etnici, da un dilagare imponente e impressionante di rigurgiti razzisti, a più di quindici anni dalla sua realizzazione l’opera di Fidolini assume una forza di denuncia ancora più determinante, e fa comprendere come il rischio del ripetersi di immani tragedie storiche, quali la Shoah, non sia totalmente scongiurato, e spinge tutti noi a tenere alta la guardia e ad impegnarci per la tutela dei diritti umani”.

“Nel 2010 – commenta l’artista Marco Fidolini – in occasione delle celebrazioni del Giorno della memoria, scrivevo nell’introduzione del catalogo per la mostra La scatola di Dachau alcune considerazioni sulle opere esposte sottolineando, al di là del tema centrale sulla Shoah e della ferocia nazista di quel genocidio, la volontà di estendere il mio contributo civile di pittore ad un ventaglio più ampio di accadimenti e derive esistenziali del nostro tempo sigillate, appunto, in quella locuzione latina dell’et cetera. Non mi pare che a distanza di oltre un decennio dal mio lavoro sulla terribile tragedia storica o sulle escursioni relative alle immagini dell’attualità comprese in quel ciclo di opere, le drammatiche vicende del contesto socio-politico planetario abbiano percorso tragitti più umani e gloriosi. Sono convinto da sempre che il linguaggio dell’arte debba anche incrociare l’impegno e le istanze sociali e mi piacerebbe, come artista, consegnare questo messaggio anche ai nostri giovani”. La mostra, promossa dal Comune di San Giovanni Valdarno, resterà aperta e visitabile gratuitamente fino a domenica 4 febbraio.

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