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I consigli di Ottica Vannelli. Raggi ultravioletti e luce blu: come proteggere la salute degli occhi a ogni età

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Prosegue il nostro appuntamento fisso con Ottica Vannelli dedicato alla salute dei nostri occhi. A introdurre il tema di oggi è Federica Vannelli, che ha voluto ringraziare il dottor Luca Crociani, noto oculista valdarnese, per la disponibilità a fornire spiegazioni e consigli su un argomento particolarmente importante: il rapporto tra luce, sole e salute della vista. Il sole, infatti, è un elemento fondamentale per la nostra salute e anche per il benessere visivo, ma può trasformarsi in un potenziale nemico se non si adottano le giuste precauzioni. Un po’ come accade con il fuoco, fondamentale per la nostra vita ma da utilizzare con attenzione e consapevolezza. Il primo tema affrontato dal dottor Luca Crociani riguarda i raggi ultravioletti, ai quali siamo esposti quotidianamente e che possono avere effetti anche importanti sulla salute degli occhi. I raggi ultravioletti si trovano nella parte opposta dello spettro rispetto alla radiazione infrarossa. Gli infrarossi si collocano oltre i 750 nanometri, mentre gli ultravioletti si trovano al di sotto dei 400 nanometri, indicativamente tra i 400 e i 100 nanometri. Gli ultravioletti si dividono in tre categorie: UVA, UVB e UVC. Fortunatamente, una parte significativa di queste radiazioni viene assorbita dalla stratosfera e non arriva fino alla superficie terrestre. I raggi UVB sono quelli caratterizzati da una maggiore energia e vengono assorbiti più facilmente, motivo per cui hanno una capacità di penetrazione limitata. I raggi UVA, invece, sono quelli con i quali abbiamo maggiormente a che fare e sono in grado di penetrare all’interno dell’occhio, raggiungendo strutture nelle quali possono provocare danni. Uno degli esempi più significativi riguarda la cornea. Il dottor Crociani richiama in questo caso il mondo della saldatura: chi ha visto una persona saldare, oppure chi si è trovato nelle vicinanze senza adeguate protezioni, sa che nell’immediato può sembrare non accadere nulla. Il problema, però, può manifestarsi diverse ore dopo. Durante la notte, infatti, può comparire un dolore molto intenso. Questo accade perché gli ultravioletti possono accumularsi sulla cornea e provocare una cheratite. L’esposizione alle radiazioni ultraviolette, quindi, non deve essere valutata soltanto sulla base degli effetti immediatamente visibili: alcuni disturbi possono comparire a distanza di diverse ore dall’esposizione.

 

 

Gli ultravioletti possono inoltre raggiungere il cristallino. In questo caso si presenta anche un aspetto apparentemente paradossale: quando il cristallino sviluppa una cataratta, può infatti contribuire a proteggere la retina proprio perché la cataratta assorbe parte dei raggi ultravioletti.
La situazione cambia però quando una persona anziana viene sottoposta a un intervento di cataratta. Con la sostituzione del cristallino opacizzato e il ritorno alla trasparenza dei mezzi diottrici dell’occhio, una maggiore quantità di radiazione ultravioletta può arrivare fino alla retina. È quindi importante considerare anche questo aspetto nel quadro complessivo della protezione degli occhi. Una volta raggiunta la retina, infatti, le radiazioni ultraviolette possono avere effetti che non necessariamente si manifestano nell’immediato. I danni possono accumularsi nel tempo e, anche a distanza di molti anni, contribuire alla comparsa di problemi a carico della retina, comprese alcune forme di maculopatia, sia atrofica sia umida. Da qui torna centrale anche il tema della protezione dei bambini. L’attenzione nei confronti dell’esposizione ai raggi ultravioletti deve iniziare fin dalla giovane età e deve tradursi, soprattutto nelle situazioni di maggiore esposizione, nell’utilizzo di occhiali adeguati. Particolare attenzione va prestata quando ci si trova al mare e in montagna. In montagna, infatti, l’atmosfera è più sottile e i raggi ultravioletti possono raggiungere più facilmente la superficie. A questo si aggiunge la presenza della neve che, quando è presente, tende a riflettere la radiazione ultravioletta, aumentando ulteriormente l’esposizione degli occhi.

Ma nella vita quotidiana esiste anche un’altra forma di esposizione alla quale spesso non prestiamo sufficiente attenzione: quella alla luce blu. È il  secondo capitolo affrontato dal dottor Crociani, una presenza con la quale, senza rendercene conto, abbiamo a che fare dalla mattina alla sera. Basti pensare a una persona che lavora davanti a un videoterminale per un periodo compreso tra le quattro e le otto ore al giorno. A questo si aggiungono il telefono cellulare e il tablet. Tutti questi dispositivi emettono luce blu, che attraversa l’occhio, viene assorbita e registrata dalla retina, che successivamente trasmette l’informazione al cervello. La luce blu ha caratteristiche particolari anche per quanto riguarda il nostro livello di attenzione. È quella tonalità che spesso viene associata, anche cinematograficamente, alle cabine di comando e alle sale di controllo. Il motivo è legato proprio al suo effetto sulla vigilanza: la luce blu tende a diminuire la sonnolenza e ad aumentare l’attenzione. In una cabina di comando, naturalmente, è necessario essere svegli e concentrati. Questo effetto è legato alla capacità della luce blu di ridurre la produzione di melatonina.

La melatonina non è un ipnotico e non è una sostanza che provoca direttamente il sonno, ma contribuisce a predisporre l’organismo al riposo. Il problema riguarda soprattutto i più giovani. Quando, dopo cena, ragazzi e ragazze rimangono per ore con il telefonino, spesso in ambienti bui o scarsamente illuminati, l’esposizione alla luce blu può interferire con il normale processo di addormentamento. Il risultato può essere una riduzione della quantità e della qualità del sonno. Dormire meno, soprattutto durante l’età dello sviluppo, può avere conseguenze anche sul rendimento scolastico, sull’apprendimento e sulla memoria. Ma, secondo il dottor Crociani, l’aspetto da considerare è ancora più ampio: il cervello può essere sottoposto a un’alterazione dell’alternanza naturale tra giorno e notte e tra sonno e veglia. Questa alterazione del ritmo può avere ripercussioni sul benessere generale e, in particolare nelle ragazze, può essere associata anche a problematiche legate all’alimentazione, come anoressia e bulimia, oltre che a disturbi dell’umore come la depressione. La luce blu, però, non incide soltanto sul sonno e sull’attenzione. Un altro aspetto importante riguarda direttamente il funzionamento dell’occhio. Quando la luce blu viene registrata dalla retina, stimola l’accomodazione, cioè il meccanismo attraverso il quale l’occhio mette a fuoco gli oggetti vicini. In altre parole, l’occhio tende ad adattarsi alla visione da vicino, assumendo una condizione che viene descritta come una sorta di “miopizzazione”.

La questione diventa particolarmente interessante quando si parla di bambini e adolescenti, perché l’occhio in queste fasce d’età è ancora in fase di crescita. A livello della retina, la luce blu può infatti essere collegata anche a una diminuzione della produzione di dopamina. La dopamina svolge diverse funzioni a livello cerebrale e, nel contesto della crescita dell’occhio, è coinvolta anche nei meccanismi che contribuiscono a regolare l’allungamento del bulbo oculare. La sclera, cioè la parete bianca dell’occhio, nei bambini e negli adolescenti è ancora relativamente elastica e meno resistente rispetto a quella dell’adulto. Se l’occhio tende ad allungarsi durante la crescita, può aumentare la componente miopica e quindi favorire la progressione della miopia. Ecco perché, secondo il dottor Crociani, gli effetti della luce blu non devono essere considerati soltanto dal punto di vista della salute degli occhi. La questione può avere ripercussioni anche di carattere sociale e scolastico, attraverso il sonno, l’attenzione, la memoria e le capacità di apprendimento, oltre a poter incidere sul rischio di progressione della miopia. Che cosa possiamo fare, quindi, per limitare questi rischi? Una delle possibilità è ricorrere a occhiali dotati di un filtro specifico per la luce blu. Ma, soprattutto quando si parla di bambini e ragazzi, la prevenzione passa anche e soprattutto dalle abitudini quotidiane. Il consiglio finale del dottor Crociani è tanto semplice quanto diretto: limitare il tempo trascorso davanti agli schermi e, soprattutto, togliere il telefono dalle mani dei ragazzi, favorendo le attività all’aperto e il movimento. Tornare, per quanto possibile, alle abitudini di un tempo: uscire di casa e andare a giocare, magari a pallone, invece di trascorrere ore davanti allo smartphone.

FEDERICA VANNELLI E IL DOTTOR LUCA CROCIANI

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