Giancarlo Brocci è un amico, ma è soprattutto l’anima, l’ideatore dell’Eroica di Gaiole in Chianti, la manifestazione che ritorna sabato e domenica per la 29esima volta, portando in strada e non solo, migliaia di persone…
“Io dico che lo spirito è rimasto quello dei 92 partecipanti della prima edizione, sembra strano, ma è così… Io posso considerarmi il testimone del tempo e chi viene prova le stesse emozioni, la “cultura” della fatica, il desiderio di trascorrere una o più giornate speciali…..”
Giancarlo è quello che io definisco un “umanista” di questo sport, con la capacità di guardare sempre oltre l’avvenimento in se e per se…In fondo il ciclismo può essere assunto come metafora della nostra esistenza…
“Io dico sempre: “Bellezza della fatica e gusto dell’impresa”. Il nostro fisico da anni non è più abituato a faticare, come lo era al tempo dei nostri padri e nonni: pensiamo ai vecchi campioni del pedale che venivano da una cultura contadina. La bici serve anche a questo e anche a riscoprire il merito di ogni conquista attraverso il sacrificio vero. Una cosa importante, noi che abbiamo pensato che togliere le difficoltà alle nuove generazioni fosse sinonimo di un miglioramento ad ogni costo. Quindi sì, il ciclismo è una metafora della vita che non può essere tutta fatta di sole discese”.
Giancarlo, come si resiste alla crescita e al rischio di “gigantismo”, che inevitabilmente può esserci in manifestazioni come l’Eroica?
“Si resiste bene, dandosi degli obbiettivi di massima e mettendo dei… paletti autofrenanti. Aver diviso, per esempio, in due giorni, fra il sabato e la domenica, la manifestazione, differenziando i percorsi lunghi e corti, ha agevolato l’organizzazione. Al resto ci pensano i partecipanti che arrivano da ogni paese portando con sé, nella stragrande maggioranza dei casi, cultura sportiva ed educazione vera”.
IL’Eroica si può oramai definire la festa di Gaiole in Chianti e del suo stupendo territorio.
“Esattamente e non parlo soltanto del ritorno a livello economico o di immagine, che è importante. 600-700 persone sono appassionatamente coinvolte nell’organizzazione, compresi gli addetti ai punti di ristoro lungo il percorso. E tutte le 21 associazioni del paese prendono parte, ognuna nella propria veste, all’evento, pensa solo alla Chiantigiana, la società di calcio, che cura la struttura del campeggio… È una grande e gioiosa macchina organizzativa, in senso buono ovviamente…”
Ti faccio una domanda e rispondimi con la consueta franchezza che ti distingue: l’Eroica ha riscoperto per prima il fascino degli sterrati, le cosiddette strade bianche. Sono seguite decine di manifestazioni analoghe e, soprattutto, la celebre corsa di Siena a marzo e poi le tappe nei maggiori giri. Chi ha a lungo maledetto questi percorsi, penso ai pionieri del pedale, Girardengo, Binda, Guerra, ma anche gli stessi Coppi o Bartali, cosa direbbero adesso di questa tendenza a ritroso?
“E… io ti rispondo con un’altra domanda: chi ti dice Leonardo che la velocità, le medie esagerate, la spasmodica ricerca della perfezione meccanica e fisica siano migliori e producano uno spettacolo più bello o avvincente? Rallentare non significa snaturare o perdere le migliori caratteristiche di questo sport, ma il contrario. Oggi viaggiamo su bici perfette e performanti, ruote a profilo alto, freni a disco, ma la sicurezza? Basta vedere cosa accade in gruppo…., non demonizzo nulla o nessuno, ma se ci si ferma un attimo e ci si guarda intorno non fa male…”
Noti sempre, e il discorso può essere qui anche legato, una differenza “culturale” fra i nostri cicloamatori e quelli di oltre frontiera?
“Sì. Noi abbiamo avuto un movimento amatoriale che, in questi anni, ha di fatto “scimmiottato” il professionismo. Le bici, la preparazione, il peso e tutte queste cose che, se hanno reso le corse più vicine a quelle vere, d’altro canto hanno escluso dalla partecipazione una larghissima fetta di amatori. Basti pensare alle prime gran fondo, alla Nove Colli e vedere quanti partenti in meno ci siano adesso. All’estero non si è rincorso nulla di tutto ciò, e ce ne si accorge osservando qualsiasi cicloamatore, dal fisico al resto..”

Ti piace la bici gigante installata alla rotonda di Montevarchi? Un omaggio alla squadra cittadina Aquila 1902, ma anche all’Eroica, guardando proprio verso il Chianti…
“Molto, e dimostra anche la passione e la sensibilità della sindaca verso questo sport, da lei praticato. Ho avuto occasione più volte di pedalarci, e ti dico che ha le caratteristiche giuste per la bici, cominciando dal fisico e dal saper soffrire in bici…”
Sei anche un cicloamatore e un pedalatore. La salita più bella?
“Come scenario il Gran Sasso da Campo Imperatore, per bellezza e difficoltà il Colle dell’Agnello fra Piemonte e Francia….”
Finisco da dove ho incominciato: chi è oggi il protagonista medio dell’Eroica?
“Una parte è fatta da coloro che hanno mantenuto lo spirito delle prime edizioni, altri che lo ritrovano venendo a Gaiole e sono magari spinti più da un fatto “modaiolo”, vista anche la pubblicità dell’evento con i giornali, la Rai e tutto il resto… Ma c’è spazio, fatica e gioia per tutti quanti”.
![]()
