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Se perdiamo la meritocrazia…

Parliamoci chiaramente. Il calcio e forse lo sport in genere, oggi sono una cosa molto lontana da quella che abbiamo conosciuto. Pare oramai accantonato del tutto il sistema meritocratico, nella scelta degli atleti, dei tecnici, direttori sportivi e persino a volte negli stessi dirigenti. L’addio quasi totale al “mecenatismo” vero, unito alla necessità di accaparrarsi bulemicamente le risorse, rendono di fatto le società ostaggio del denaro in una forma rovesciata rispetto al passato. E cioè…prima con il denaro si programmava e si sceglieva, oggi molto spesso si è scelti e condizionati dal contrario. Non sono io insomma che metto in tavola le risorse, ma aspetto che queste arrivino da altre parti,  di fatto svilendo il ruolo di chi c’è già. Si comincia con i settori giovanili che “fanno cassa” per passare poi ad altre forme di finanziamento, rovesciando insomma ciò che rendeva per anni normale una società che si basava sulle sovvenzioni di chi la governava. In questo calderone proliferano poi schiere di procuratori, bravi a spacciare per campioni giocatori men che modesti.

 

 

E non è solo un sistema discutibile dettato dalle singole risorse o dalla maggior capacità decisionale dei calciatori rispetto ad un tempo: oggi, da una stagione ad un’altra è difficile che gli organici di una squadra non cambino quasi per intero, quando un tempo si poteva iniziare una nuova stagione con 2-3 calciatori diversi e non di più. Elemento che poi non facilita neanche il processo identitario del tifoso, pensiamo solo a come si presenterà la Sangiovannese, per esempio, ai nastri di partenza rispetto a quella di fine campionato, una squadra completamente diversa. E poi, lasciatemelo dire, quote o non quote, è davvero possibile che in 4 squadre di serie D della vallata non ci siano ragazzi da Pergine a Rignano in grado di ben figurare in un campionato, dove a volte si fatica a mettere insieme 3 passaggi di fila? Insomma, sarebbe auspicabile un cambio di passo ed un nuovo corso dirigenziale anche in presenza di risorse limitate, il coraggio di rischiare ed anche di parlare chiaro ai tifosi. Già…ma i dirigenti che abbiamo conosciuto e quel mondo esistono ancora?

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