Mio nonno mi raccontava come in Chianti ci fossero un tempo vendemmie prorogate fino ai giorni dei Santi: tradizionalmente, si incominciava nella seconda decade del mese di Settembre e anche oltre, per le caratteristiche delle uve sangiovese. Oggi tutto è largamente anticipato, per il cambiamento climatico in atto che porta ad una maturazione stessa più precoce delle uve…
“Quest’anno abbiamo avuto un inverno piovoso, accompagnato poi da una lunga stagione calda e siccitosa. Al netto delle problematiche di cui parleremo, si può dire che siamo in presenza di una buona vendemmia…”
Parla così, un esperto del settore, il valdarnese Marco Toti, 64 anni dei quali 43 trascorsi fra cantine e vigneti, già direttore di importanti aziende ed oggi responsabile e direttore commerciale di Rocca delle Macie, con sede a Castellina in Chianti. Occupandosi anche delle “vendite”, si può dire abbia una visione a 360 gradi del settore stesso… Si parla, Marco, di cantine ancora piene di vino invenduto e di una vendemmia necessariamente “tagliata”…
“In effetti ci sono 42-45 milioni di ettolitri di vino invenduto, che rappresentano il 15 per cento in meno.”
A cosa è dovuto tutto questo?
“Direi, varii motivi: se in apparenza sembra che oggi si beva maggiormente, non è così, almeno per il vino. La nostra generazione e quella precedente avevano una “cultura” di consumo quotidiana, ora è un’occasione più conviviale, meno abitudinaria. Esiste la cultura dell’aperitivo fra i giovani e non solo: spesso però si consumano prodotti alcolici e magari, quando ci si siede a tavola, si mangia e si beve pure di meno.”

La crisi sembra riguardare particolarmente i “rossi”, forse perché è cambiato il gusto delle persone…
“Fammi concludere il precedente argomento legandomi anche alla difficile situazione internazionale, che non facilita l’export. Penso ai dazi americani o alle varie guerre in atto. La Russia era un cliente importante, poi ci sono tutte le difficoltà legate all’approvvigionamento ed a un crescente aumento di costi per il trasporto stesso del prodotto. Unito alle difficoltà economiche del cosiddetto ceto medio…Per quanto riguarda la crisi dei “rossi”, vero come le nuove generazioni, uomini e donne, preferiscano vini freschi, fruttati, a bassa gradazione. Infatti si vede un generale aumento verso i “bianchi” o le “bollicine”, prendiamo il prosecco, anche se qui bisogna aprire un altro capitolo…”
E allora… apriamolo Marco…
“Nel Veneto si producono oramai 700 milioni di bottiglie all’anno di prosecco, sempre più a prezzo contenuto e, ovviamente, a discapito della qualità stessa del prodotto. Per produrre vini a bassa gradazione dalle nostre parti, dovremmo rivedere tutto il ciclo in vigna e avere una stagione climatica ben diversa da questa…”
Come fare fronte nel nostro Chianti ad una situazione di emergenza?
“In Italia il Chianti classico ha deciso per esempio di ridurre da 75 quintali a 65 la produzione di uva per ogni ettaro e proprio per contenere la produzione vinicola stagionale.
Ti dirò che in California hanno lasciato intere vigne non vendemmiate e predisposto un piano addirittura di espianto dei vigneti stessi per riequilibrare domanda e offerta. La stessa cosa sta avvenendo in Francia con l’abbandono di intere zone meno produttive…”
Si può fare una mappatura italiana della crisi?
“Il nostro Chianti classico e lo stesso Barolo, cioè vini strutturati, appaiono in flessione anche per la tipologia del prodotto. In Toscana invece tengono bene il mercato il Brunello di Montalcino e il Bolgheri, per restare ai più celebri…”

Marco, lasciamoci in bellezza e favoriamo un brindisi coi nostri lettori…
“Per quanto riguarda la mia azienda, un bel Cru Sant’ Alfonso (cru sta per una vigna specifica localizzata), che patron Zingarelli acquisì nel lontano 1973. Per il resto sono un appassionato di Pinot Nero e Nebbiolo, fate voi: il massimo sono i borgognoni, ma ce ne sono buonissimi anche da noi…”
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