Dai conflitti in Medio Oriente alle politiche di Donald Trump, passando per i nuovi equilibri che stanno ridisegnando gli scenari internazionali. La terza giornata del ValdarnoCinema Film Festival ha portato ieri sera il cinema dentro l’attualità, affidando al giornalista Gad Lerner il compito di analizzare quello che viene definito il nuovo disordine internazionale. L’appuntamento si è svolto alle 21.15 al Cinema Masaccio di San Giovanni Valdarno, con l’incontro dal titolo “Le mappe del caos, Gad Lerner racconta il Medio Oriente, Trump e il nuovo disordine internazionale”. Lerner ha dialogato con il professor Roberto Bianchi e la professoressa Micaela Frulli, affrontando i conflitti e gli scenari geopolitici contemporanei e cercando di mettere a fuoco gli equilibri internazionali in una fase segnata da crisi e profondi cambiamenti.
Prima dell’incontro, il pubblico ha assistito alla proiezione del cortometraggio “In Gazas Pietas” di Diego Monfredini, alla presenza del regista. A seguire è stato proposto “The Sea”, lungometraggio in concorso dell’israeliano Shai Carmeli-Pollak. Al centro della storia c’è Khaled, un dodicenne palestinese che, respinto a un checkpoint durante una gita scolastica, decide di attraversare da solo Israele per riuscire a vedere il mare per la prima volta.
Nel corso della serata, Gad Lerner ha rilasciato a Valdarno24 un’intervista esclusiva, soffermandosi sulle ragioni del caos internazionale, sull’ascesa dei nazionalismi e dei fanatismi religiosi e sulle possibili prospettive di pace in Medio Oriente. «Siamo in un interregno», ha spiegato il giornalista, richiamando una celebre definizione di Antonio Gramsci: «C’è una vecchia definizione di Gramsci sul mondo che muore e il mondo nuovo che non nasce ancora. In questo interregno si dice possano nascere dei mostri. Forse questo è il momento nel quale noi, nel caos, nel disgregarsi degli equilibri mondiali della superpotenza americana che aveva la sua supremazia, abbiamo visto crescere culture nazionalistiche che si sono impastate con fanatismi religiosi, leadership tiranniche e un clima di ferocia che ha alimentato guerre e ondate nere reazionarie». Uno scenario complesso, nel quale, secondo Lerner, diventa fondamentale individuare possibili antidoti alla deriva in corso. «Siamo alla ricerca di antidoti e il Medio Oriente è diventato come l’epicentro di questa dinamica. E di chi accetta che in questi luoghi non si può avere l’omogeneità etnica, questo nazionalismo etnico per cui la società è sicura, la società può prosperare soltanto se cacciamo i nostri vicini di casa, è un morbo, è un virus molto contagioso che arriva anche in Europa».

Il giornalista ha quindi richiamato la necessità del dialogo e della convivenza, partendo dalla realtà demografica di una terra contesa da decenni. «La ragionevolezza è quella di parlarsi. Quando in un fazzoletto di terra come la Palestina oggi ci sono 8 milioni di ebrei e 8 milioni di arabi palestinesi, cosa vuoi fare? Mandarli via tutti, ucciderli tutti? Non esiste». Una riflessione che ha aperto anche una domanda sulle possibilità concrete di arrivare alla pace in una regione segnata da conflitti che sembrano non avere soluzione. A questo proposito, Lerner ha invitato a guardare anche ad altre esperienze storiche, nelle quali rivalità e contrapposizioni profonde sono state progressivamente superate. «Tra Francia e Germania quanti avrebbero detto un secolo fa che si sarebbe trovata la pace? E in Irlanda, tra Paesi Baschi e Spagna? Questi conflitti passano di generazione in generazione, sembrano irrisolvibili, e invece persone lungimiranti possono arrivare a composizioni anche veloci, perché la gente che pensa al futuro dei propri figli a un certo punto non ne può più di vivere in guerra».
GAD LERNER AI MICROFONI DI VALDARNO 24
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