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Aquila. La Lega Pro non è un diritto acquisito…

Il Montevarchi è ultimo in classifica, con appena 19 punti in 28 partite, frutto di appena 4 vittorie, 7 pareggi e ben 17 sconfitte. Con 44 goal subiti i rossoblù sono, insieme all’Imolese, la peggior difesa del campionato. Numeri horror, che hanno provocato una certa irritazione da parte dei tifosi, per certi versi comprensibile. Ma ogni tanto è bene ricordare chi sei, da dove sei partito e soprattutto quali sono le potenzialità di questa piazza. Premesso che la critica è sacra, e a Montevarchi mai è trascesa, gli attacchi che qualcuno, sui social, sta facendo alla società lasciano alquanto perplessi. Che siano stati fatti errori di valutazione è sotto gli occhi di tutti, ma la convinzione, del tutto personale, ci mancherebbe, è che la Lega Pro non sia un diritto acquisito per nessuno, a maggior ragione per il Montevarchi. Qualcuno, forse, si è scordato che l’Aquila, nel 2011, ripartì dai campi della seconda categoria dopo il fallimento e che in dieci anni questi i dirigenti l’hanno riportata nel calcio professionistico. La riconoscenza, nel football, è cosa rara, e anche nella vita, ma il gruppo di imprenditori che porta avanti la “baracca”, una linea di credito avanzata, forse, se la merita…. Se poi volete, diamo un’occhiata anche ai numeri. I fasti di un tempo, quando al Brilli Peri le presenze, in serie C, superavano abbondantemente i 1.500 spettatori di media, sono un lontano ricordo. Il calcio locale, a tutti i livelli, pur con qualche eccezione, sta vivendo un calo di interesse piuttosto marcato, dovuto soprattutto a cambi generazionali e alla fruizione dello sport più popolare d’Italia in tv, con una overdose continua. In rapporto alla popolazione, la presenza di spettatori al comunale di via Gramsci rimane notevole, ma è del tutto evidente come i periodi d’oro siano passati del tutto. E non torneranno più.
Analizzando i dati ufficiali comunicati dalla società, quest’anno, solo in due partite si sono superate le mille presenze, quella con il Rimini e quella con il Cesena. Ma in quest’ultimo caso, c’erano 400 tifosi ospiti al seguito. Certo, rispetto ad altre piazze che hanno lo stesso numero di abitanti Montevarchi è ancora ai vertici, ma se guardiamo al passato il calo è evidente. Tutto questo per dire che è giusto e doveroso criticare, ma senza mai perdere di vista la realtà. E la realtà dice che una retrocessione, in una piazza come Montevarchi e in un campionato come la Lega Pro, può essere anche messa in preventivo senza drammi. Perchè quello che conta è la continuità del calcio cittadino. E la continuità, ne siamo sempre più convinti, la possono dare quasi esclusivamente imprenditori del posto, che vogliono bene ai colori della propria città e del proprio paese. Una volta Massimo Moratti, storico e amatissimo presidente della vecchia Ambrosiana, disse che l’Inter non era sua, ma dei tifosi. Lui l’aveva presa solo in prestito. E quando la prendono in prestito gli imprenditori-tifosi, la certezza di un domani a buoni livelli, forse, c’è. La stragrande maggioranza dei supporter aquilotti, questo, lo sa bene. E sa bene che un eventuale ritorno in serie D – se mai dovesse arrivare – può essere metabolizzato se gestito con testa ed equilibrio. A proposito, il Montevarchi non è ancora retrocesso….

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