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Gabriele Benedetti dice basta. L’ex campione italiano di Montemarciano lascia il ciclismo a soli 23 anni

Gabriele Benedetti ha detto basta. Il giovane ciclista originario di Montemarciano già campione d’Italia ha deciso di appendere la bici al chiodo con in bacheca il titolo di campione d’Italia under23 conquistato nel 2021. Il giovane classe 2000, portacolori della GW Shimano Sidermec ha annunciato sui social la sua intenzione di non iniziare la stagione 2023. L’azzurro, campione italiano tra gli Under 23 nel 2021 in Toscana, era passato professionista un anno fa con la maglia della Drone Hopper – Androni Giocattoli, ma alcuni problemi e infortuni hanno reso molto difficile la sua prima stagione, con soli 14 giorni di corsa effettivi. Durante gli ultimi mesi come ha scritto sui social, ha riflettuto a lungo prima di prendere la decisione, ma alla fine la volontà è stata quella di provare a cambiare vita senza più l’ansia di dover deludere qualcuno, e su lui le attese non mancavano certamente. Queste le sue parole affidate ad un lungo post su Instagram:“La vita è una questione di scelte giuste o sbagliate che siano, ció che importa è che sia tu a scegliere. Ho passato mesi difficili, mesi in cui le scelte che ho fatto sono sempre state sbagliate, in cui non ascoltavo mai ció che diceva la mia testa, in cui la paura di deludere gli altri era maggiore di tutto di quello che in realtà avrei voluto fare. Ma ad oggi voglio scegliere io e la mia scelta è quella di cambiare vita. Sicuramente 17 anni sopra una bici non si dimenticano e di tutti questi anni ricorderò sempre i momenti più belli perché il ciclismo mi ha dato tanto ma anche tolto tanto, forse troppo. Dopo averci pensato a lungo ho preso questa decisione perché ho capito che non è più il mio sogno”.

Molto toccato e coinvolto dalla decisione presa da Benedetti si è dimostrato l’ex ct della nazionale azzurra e uomo simbolo del ciclismo tricolore Davide Cassani:”È un messaggio importante quello che ci deriva dalle due fughe perché veramente si può anzi si deve parlare di fughe. Perché sono due ragazzi che non sono fuggiti da una passione, quella gli resterà tutta la vita, ma sono fuggiti da una mancanza di ragione di vita.Uno, anzi due ragazzi riescono a raggiungere il professionismo, realizzano il grande sogno di fare della propria passione un lavoro, poter correre le grandi corse, che fin da bambini sognavano, insomma, arrivare finalmente al tanto agognato professionismo. E cosa fanno raggiunto questo traguardo? Smettono. E perché?. Non è che la “pressione” assolutamente normale per un corridore professionista sia arrivata sulle spalle di questi ragazzi quando ancora non erano pronti? Non è che abbiano vissuto da professionisti quando ancora erano ragazzini juniores o Under 23? Ho l’impressione che tanti giovani arrivino al professionismo vecchi di spirito, esausti nelle ambizioni, logori da pressioni famigliari o altro. Non posso credere che un ragazzo di 23 anni molli nello stesso istante che approda al professionismo. C’è qualcosa che non quadra. I nostri giovani – conclude Cassani – sono come alberi soggetti a qualunque tipo di vento e ogni tipo di tempesta sottoforma di tentazione.L’albero resiste al vento e alla tempesta, una  pianticella no. I giovani vanno protetti e seguiti. Devono mettere le radici, crescere e quando diventeranno grandi saranno pronti a resistere a qualsiasi tipo di difficoltà. Lo sport va coltivato proprio come va coltivata la pianticella nell’orto. Nessun albero cresce se non ha cure quotidiane”.

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