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L’altra domenica. Le parole che non servono..

Il calcio della nostra giovinezza, nel giorno di Ferragosto, vedeva nei ritiri delle squadre improvvisate sfide contro avversarie messe su alle bene e meglio…E così, in posti oggi impensabili…Acquapendente, Massa Marittima, Fubine e via dicendo, ecco i primi test davanti agli occhi dei tifosi assiepati lungo il campo. A San Marcello un mio amico macellaio mi ricorda sempre di aver avuto l’onore di “marcare” in ben due occasioni il grande Gigi Riva e che, nei bar della montagna pistoiese, non fosse poi così difficile incontrare Nené o Domenghini impegnati in estenuanti partite col flipper. Oggi, invece, ritiri blindati e, a Ferragosto, siamo già alla vigilia del nuovo campionato: tutto questo nel calcio dei parametri zero, delle società in crisi, dei saluti improvvisi di calciatori eletti erroneamente ad icone dai nuovi tifosi ed evaporati nello spazio di un solo giorno. Gli addii di Messi, Lukaku, Donnarumma e l’arte di declinarli esibita in vari modi, lacrime, maglie baciate, sacrifici indispensabili per le vuote casse delle società, non vorrei ma…devo (come se giocare per 4-5 milioni all’anno non bastasse).
Con un’avvertenza dovuta e non retorica: in ogni caso qui stiamo parlando di sportivi plurimilionari attesi da contratti inimmaginabili per qualsiasi normale cittadino, non parliamo di migranti mossi solo dalla disperata fame e dall’istinto di sopravvivenza. Le tragedie sono altre ed altrove….ma questi addii a volte improvvisi certo provocano un corto circuito affettivo impensabile per qualsiasi tifoso fino a qualche anno fa. E l’abitudine a tutto questo potrebbe di fatto rimarcare un sempre maggiore distacco da parte del tifoso militante e consumatore.
Penso a tutto ciò nella mia spiaggia ligure di Varigotti osservando il mare cristallino e quieto e l’arco che si chiude ad ovest verso il capo Mele. Da queste spiagge, totalmente ignaro che un giorno sarebbero diventate il mio luogo vacanziero, avevo incontrato nell’inverno del 1990 Felice Placido Borel. Chi era costui? Un grande attaccante della Juventus degli anni 30, campione del mondo negli azzurri di Pozzo del 1934 e anche un uomo colto ed elegante, lucidissimo e pieno di voglia di raccontare. Nella piazza di Finale Ligure lo attendevamo con l’amico Mauro Ciutini per realizzare un’intervista per un programma radiofonico sulla storia della nazionale italiana (di cui un giorno vi racconterò meglio). Ed eccolo “farfallino”, così chiamato per l’eleganza e la leggiadria con cui si muoveva fra le difese avversarie (il nome gli venne dato da un certo Vezzani, giocatore del Toro): una miniera di ricordi rispolverati senza quella nostalgia di “maniera” sulla quale è facile scivolare quando non siamo più giovani. Del resto Borel (che scopri un certo Boniperti) è poi stato giornalista e, a lungo, dirigente della sua amata Juventus che aveva tradito solo nel finale di carriera quando passò ai rivali cittadini granata. Vergognandosene forse un poco, ma senza lacrime, baci di maglia, annunci strappalacrime e roboanti dichiarazioni. Forse è proprio questa semplicità a farci rimpiangere molte cose del passato insieme alla consapevolezza di vivere in un tempo dove, dietro il dio denaro, si nascondono le più grandi ipocrisie del genere umano. Buon ferragosto!!

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